Che mondo può incontrare un wwoofer sul suo cammino?

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Non sempre quello delle meraviglie, anzi a volte piuttosto grigio e piuttosto noto, anche quando si incontra la permacultura. Il bello è che chi sposa i suoi principi e la loro messa in pratica, se lo fa per amore e convinzione, è per coronare il sogno di un mondo migliore, più consapevole ed equo, più rispettoso dei bisogni profondi dell’uomo e dell’ambiente in cui vive. Vero è che, anche quando in fase di rodaggio il matrimonio non possa essere esclusivo, ciò non arreca danno, rimanendo invece incancellabile il contributo positivo all’equilibrio degli ecosistemi e, per chi lo concepisce, al progresso dell’umanità.
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Sì, sì belle parole! Non è piuttosto che ti ritrovi semplicemente ad aver contribuito alla crescita di un’azienda che non è la tua, senza poi partecipare dei risultati? In effetti un aspirante contadino che non abbia un pezzo di terra difficilmente può sentirsi appagato. Viaggiando poi, non si incontrano solo permacultori innamorati e determinati, ma tante diverse realtà tra cui anche chi fa della permacultura, come di altre pratiche etiche, la facciata per un nuovo target di clienti e un nuovo bacino di fornitori. Non è difficile incappare in chi ne applica le tecniche senza condividerne tutti i valori, ma c’è anche chi li mercifica riducendoli a mere parole attrattive. Quel che è peggio in questo modo è che la permacultura stessa subisce uno svilimento e se queste modalità dilagassero, rischierebbe di perdere la sua forte potenzialità nell’indirizzare il mondo verso l’autoconservazione, la pace e l’evoluzione positiva.
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D’altro canto nella pratica, per quanto le sue tecniche tendano a ridurre le energie impiegate, essa non può essere applicata dal singolo se non in misura molto parziale, colludendo giocoforza con le regole di mercato, salvo votarsi all’eremitaggio, con la consapevolezza perdipiù di non raggiungere l’obiettivo principe dell’autosufficienza, neppure chiudendosi al mondo, o limitandosi ad agire solo per sé. Scegliendo la solitudine, l’intero progetto risulta svuotato del suo vero senso, per la ragione prima che non è sostenibile.

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Perché allora non applicarne i principi partendo dalla costruzione di buone relazioni tra le persone, base indispensabile per una nuova economia, piuttosto che partire di colpo con un pezzo di terra da condurre da soli? Quale utopia è meno illusoria?

Perché non impegnarsi a creare condizioni che tolgano funzionalità all’atteggiamento predatorio dell’uomo? Il pezzo di terra, che allora saremo maturi per condurre, ci ringrazierà! Solo partendo da una nuova scala di valori potrà avvenire un matrimonio proficuo con la terra, e un pezzo di terra potrà accogliere più persone in piena sostenibilità.
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Grazie compagni di avventura, per avermi stimolato a queste riflessioni riportando alla luce il senso della mia iniziativa e della sperimentazione comune a cui tende.

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2014-11-26-AltroVivere (23)

Progetto di transizione:

Le Gilde del Bosco “ comunità intenzionale diffusa, flessibile, non necessariamente stanziale……..imperfetta.

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